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Aedes albopictus 
caratteristiche ecologiche e strategie di lotta

BIOLOGIA | STORIA | IMPORTANZA SANITARIA | LOTTA

 

...un pò di storia


N
egli ultimi decenni l’evoluzione dei trasporti e l’incremento degli scambi internazionali ha permesso a molti organismi di superare le barriere geografiche e di diffondersi in nuovi territori. Tra questi organismi quelli che incutono maggiore timore, soprattutto in considerazione dell’evoluzione climatica in atto, sono senza dubbio gli insetti capaci di veicolare malattie. Da metà degli anni ottanta il commercio internazionale di pneumatici usati contenenti al loro interno le uova di Ae.albopictus, ha determinato la rapida diffusione della specie, originariamente distribuita dal Giappone al Madagascar, in vari continenti: America (USA, Messico, Rep.Dominicana, Brasile, Argentina), Africa (Nigeria) ed Europa (Albania 1987, Italia 1990, Francia 2000, Svizzera, Spagna, Belgio, Montenegro, Croazia, Grecia negli anni successivi).

Diffusione Ae.albopictus

In Italia è stata segnalata per la prima volta a Genova nel 1990. L’assenza di una normativa specifica inerente il commercio nazionale e internazionale dei pneumatici usati ha contribuito alla progressiva estensione dell’areale che nel 2008 ha interessato praticamente tutte le Regioni ed in particolar modo i centri urbani nel Nord e Centro Italia (aree arancioni nella mappa seguente aggiornata a gennaio 2008 da ECDC).

Dal 1994 al 1996 è stato realizzato lo studio della struttura genetica, condotto attraverso l’analisi elettroforetica, delle popolazioni italiane di Ae.albopictus. (18 ceppi raccolti nelle regioni centro settentrionali) in comparazione con popolazioni degli USA (2 ceppi), del Giappone (4 ceppi)e dell’Indonesia (4 ceppi).

La ricerca ha evidenziato un’alta affinità genetica tra le popolazioni italiane e quelle degli Stati Uniti e del Giappone. In effetti dal 1989 al 1994 la maggior parte di pneumatici usati sono stati introdotti in Italia proprio dal Giappone e dagli Stati Uniti. Inoltre dallo studio si evidenzia che in Italia la colonizzazione è avvenuta probabilmente attraverso ripetute introduzioni di un elevato numero di individui (Urbanelli et al. 1999).

 

 

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