Flebotomi
I flebotomi appartengono alla sottofamiglia Phlebotominae (Diptera: Psycodidae). Le femmine depongono fino a 100 uova ciascuna, che schiudono dopo circa 8-9 giorni. Le larve, terricole, vivono in substrati ricchi di materiale organico in decomposizione, cavità di alberi, lettiere di foglie in terreni di foreste, e tane di animali selvatici o addirittura sterco di alcuni mammiferi (conigli, volpi, canidi).
Gli adulti sono soliti rifugiarsi negli stessi luoghi di sviluppo larvale, soprattutto è facile trovare adulti di flebotomi all’interno di crepe presenti in muretti a secco o altre cavità con elevato tasso di umidità.
Presentano dimensioni molto ridotte, che si aggirano tra 1-3 mm. con colorazione del corpo giallino vivace, facilmente riconoscibile per la fitta peluria che ricopre addome torace ed ali. Non è facile riuscire ad avvertire la presenza di un flebotomo, in quanto volando non emette alcun ronzio, inoltre compie dei voli saltellanti muovendosi per tratti molto brevi. Sono insetti che conducono vita crepuscolare e notturna, difatti li si possono avvertire soprattutto nelle caldi notti estive.
La loro puntura risulta per la maggior parte dei casi molto dolorosa, ma non lascia pomfi come quella delle zanzare, resta una piccola papula nel punto della puntura che può persistere anche per una decina di giorni. Il capo forma un angolo retto con il torace, caratteristica ben visibile con uno stereomicroscopio, che permette di distinguerli facilmente da altri ditteri ematofagi. Un’altra peculiarità dei flebotomi è la forma delle ali, appuntite e leggermente strette per tutta la loro lunghezza mantenute, a riposo, verticalmente sul corpo. Entrambi i sessi sono glicifagi, si nutrono cioè di sostanze zuccherine che ricavano succhiando la linfa dai vegetali.
A livello nazionale, i luoghi con maggior presenza di flebotomi sono rappresentati da tipiche zone montane o pedemontane come per esempio l’appennino tosco-emiliano, quello umbro-marchigiano, quello lucano e calabro.
Tra i generi italiani abbiamo il genere Phlebotomus con le specie P. papatasi, P. perfiliewi, P. perniciosus, P. mascittii, P. larroussius major, P. sergenti ed il genere Sergentomyia con il generotipo S. minuta. Oltre alle punture dolorose che provocano all’uomo, in grado di scatenare reazioni di tipo allergico con febbre e cefalea, sono molto importanti dal punto di vista medico-sanitario in quanto potenziali vettori di agenti patogeni (protozoi, arbovirus e batteri). Tra le malattie causate dai protozoi ricordiamo la leismaniosi, nelle due forme l. viscerale (umana e canina) e l. cutanea. Il principale vettore della prima forma é P. Perniciosus, seguito da P.perfiliewi, P.major e P.ariasi. La seconda forma, quella cutanea provocata dall’agente L. donovani è trasmessa principalmente da P.perfiliewi e secondariamente da P.papatasi.
Tra gli arbovirus troviamo Toscana virus, Sicilia virus, Napoli virus ed in ultimo Arbia virus (Phlebovirus). Tali virus infettano l’uomo determinando malattie febbrili o, nel caso di forme più gravi, infezioni a danno del sistema nervoso centrale, con il conseguente formarsi di meningiti. Tra i principali vettori di arbovirus ricordiamo P. papatasi, P. perfiliewi e P. perniciosus.
Un altro arbovirus pericoloso per l’uomo, trasmesso dai flebotomi è il Sandfly fever (febbre da pappataci) detta anche “febbre dei tre giorni” provocata da agenti virali della famiglia Bunyaviridae, trasmessi principalmente da P. perniciosus, e P. perfiliewi. Per quanto riguarda la possibilità di veicolare batteri all’uomo, non è un problema che riguarda il nostro paese in quanto non è presente l’agente eziologico. L’interesse rivolto all’indagine sulla presenza di specie importanti dal punto di vista sanitario è legato soprattutto alla presenza di sempre più casi di LV (umana e canina) e LC sul territorio nazionale. Si riportano in Tab. 1 i dati relativi ai casi di LVU, LCU e LVC a livello nazionale (dati del Bollettino Notifiche Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Epizootic International Organization (O.I.E.).
Casi dichiarati di LVU, LCU e LVC in Italia dal 1996 al 1999
ANNO |
LVUmana |
LCUmana |
LVCanina |
2004 |
-- |
-- |
-- |
2003 |
-- |
-- |
-- |
2002 |
-- |
-- |
-- |
2001 |
159 |
-- |
-- |
2000 |
-- |
-- |
-- |
1999 |
141 |
17 |
284 |
1998 |
112 |
21 |
63 |
1997 |
136 |
23 |
38 |
1996 |
145 |
33 |
3 |
Per quanto riguarda le arbovirosi (Toscana Virus), la distribuzione a livello nazionale è piuttosto varia ed in continua espansione, dalla regione Toscana, dove fu tra l’altro scoperto il primo focolaio, alle Marche, Campania, Basilicata, Lazio, Emilia-Romagna , Piemonte ed infine Friuli.