Definizione del problema

La Zanzara Tigre è presente nel nostro Paese da oltre 25 anni durante i quali ha avuto modo di farsi conoscere da milioni di italiani e turisti stranieri per l’aggressività e l’irritazione causata dalle sue punture. Costituisce inoltre un serio rischio sanitario in quanto vettore di virus agenti eziologici di malattie dell’uomo (Chikungunya, Dengue, Zika). E’ evidente che nonostante il notevole sforzo collettivo di contrasto della zanzara i risultati sono insufficienti a garantire un buon livello di qualità di vita.

Insieme a queste considerazioni ve ne sono altre di carattere biologico che rendono la specie in questione un target idoneo per l’applicazione della tecnologia SIT (Sterile Insect Technique o del maschio sterile):

  • la diffusione della Zanzara Tigre è legata alle zone urbane con una distribuzione a isole;
  • la capacità di dispersione attiva della specie risulta limitata a poche centinaia di metri mentre inevitabile appare il trasporto passivo a carico degli autoveicoli che si spostano da una zona all’altra;
  • i metodi di lotta convenzionali non raggiungono risultati soddisfacenti;
  • la specie si presta all’allevamento in strutture artificiali.

 A livello internazionale si è aperta una nuova fase di attenzione sulla strategia SIT applicata sia nel campo della difesa da insetti di interesse agricolo che nella sanità pubblica. Questo rinnovato interesse è in parte legato ai successi ottenuti in alcuni programmi SIT applicati su scala vasta: contro la mosca del bestiame (Cochliomyia hominivorax) in Centro America, contro la mosca tsetse (Glossina spp.) in Africa, contro la mosca della frutta (Ceratitis capitata) nel sud degli Stati Uniti, per fare gli esempi più rilevanti; in parte è anche legato alle nuove conoscenze nel campo della genetica, della tecnologia di allevamento e del controllo qualità, dell’analisi territoriale tramite GIS/GPS. L’Agenzia atomica internazionale è l’ente di riferimento in questo settore.

Stato di avanzamento del progetto SIT su Aedes albopictus

CAA ha iniziato la ricerca su questo filone nel 1999 in collaborazione con altri enti:

  • Agenzia Internazionale per l?energia Atomia (IAEA),
  • Dipartimento di Scienze Agrarie (DipSA) Università di BolognaDipartimento di Genetica e Biologia Molecolare, Università La Sapienza Roma
  • ENEA-CR Casaccia Sez. Biotec-Agro
  • Servizio Fisica Sanitaria Arcispedale S.Anna Ferrara

Negli anni sono stati affrontati tutti gli aspetti rilevanti per la ottimizzazione della strategia SIT.
Lo stato dell’arte sulla tecnologia può essere così sintetizzato:

  • Sviluppo di un allevamento massale pilota: presso la sede CAA dei Ronchi di Crevalcore è stata predisposta un’unità di allevamento massale potenzialmente in grado di produrre a pieno ritmo 200.000 maschi / settimana. La struttura è costituita da tre celle climatizzate (a controllo integrale di temperatura, umidità relativa e fotoperiodo) dove si tengono le gabbie di allevamento degli adulti e le vaschette di allevamento delle larve, e da un laboratorio entomologico attrezzato.
  • Somministrazione del pasto di sangue: il sistema in uso prevede l’impiego di apparecchi termostatati in grado di mantenere il sangue alla temperatura di 37 ± 1 °C e dotati di budello di pecora attraverso il quale le femmine effettuano il pasto. Il sangue è ottenuto da un macello della zona ed adeguatamente trattato per renderlo idoneo a questo impiego specifico. L’allevamento è quindi gestito senza impiego di animali ospiti.
  • Raccolta e conteggio delle uova : le femmine in gabbia vengono indotte alla deposizione delle uova su carta ruvida di facile raccolta e stoccaggio nelle condizioni ideali per la maturazione dell’embrione. Il conteggio delle uova è condotto direttamente sul substrato mediante lettura digitale automatica. In questo modo è possibile introdurre in ogni vaschetta il numero di uova desiderato.
  • Allevamento delle larve : si usano vasche con 6 litri di acqua e 15.000 larve di I° età. La dieta standard attualmente in uso è una miscela di biscotti per gatti, lievito di birra, e cibo per pesci, somministrata in dosi programmate.
  • Separazione dei sessi : è necessario separare i sessi in modo da rilasciare nell’ambiente esclusivamente maschi (che non pungono). La separazione viene condotta sullo stadio di pupa sfruttando la diversità di dimensioni tra maschi e femmine. Con l’impiego di setacci metallici a maglie micrometriche è possibile selezionare circa il 20 % di maschi (sul numero di larve di I° età iniziali) con presenza residua di femmine inferiore all’1 % (queste femmine sono  rese sterili dall’irraggiamento ma sono comunque in grado di pungere per cui il loro numero va limitato al minimo).
  • Sterilizzazione dei maschi : la sterilizzazione dei maschi è ottenuta mediante irraggiamento con raggi gamma della pupa in acqua. Le fonti di raggi gamma finora utilizzate sono due: l’impianto Calliope presso ENEA Casaccia che utilizza come sorgente il 60CO, e l’irraggiatore presso la Fisica Sanitaria dell’Ospedale S.Anna di Ferrara che utilizza come sorgente il 137CS. Dalle prove dosimetriche effettuate si è potuta stabilire la dose minima utile per indurre nei maschi una sterilità prossima al 100 %.
  • Verifica della competitività dei maschi sterili : un elemento cruciale della strategia è il livello di competitività dei maschi sterili nei confronti dei maschi selvatici nella fase di accoppiamento. In natura i maschi di questa specie formano numerosi sciami di accoppiamento di pochi individui nelle zone ombreggiate, per attrarre le femmine vergini. Le femmine sono monogame. Vengono condotte prove in gabbia e in tunnel per valutare come i parametri di allevamento e l’irraggiamento incidono sulle performances dei maschi.
  • Lanci sperimentali dei maschi in campo: i maschi sterili vengono rilasciati in campo allo stadio di pupa predisponendo stazioni di lancio fisse nell’area urbana sperimentale. Sono state condotte prove di campo finalizzate alla verifica dell’efficacia della metodica in diversi ambienti I risultati mostrano che i maschi sterili sono in grado di accoppiarsi con le femmine vergini selvatiche e di indurne sterilità. Tuttavia i livelli di sterilità indotti sono al momento insufficienti a determinare il collasso progressivo della popolazione.

 

Attuali temi di indagine

Gli aspetti su cui sono mirate le ricerche in corso sono:

  • tecniche di mantenimento della qualità dei maschi allevati;
  • Sviluppo di una metodica utile per la valutazione della capacità di volo dei maschi in laboratorio;
  • Sistemi di sessaggio per la separazione dei maschi;
  • Metodiche di distribuzione aerea dei maschi sterili in campo.

 

Soggetti che hanno finanziato il progetto

Ministero Italiano Università e Ricerca (2001-‘02), ASL di Brescia (1999-2000), Comuni di Desenzano d.G. (1999-2003) e Rimini (2004), Hera Rimini Srl (2004-‘05), ENIA Reggio Emilia (2008-2009), Regione Emilia-Romagna (da 2005 a 2015),  IAEA (2007-2015), progetto UE INFRAVEC (2009-2014).

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