Comunemente denominato cimice dell’olmo, è un piccolo emittero ligeide da tempo presente nei nostri ambienti ma praticamente sconosciuto fino al 2001, annata in cui, prima a Modena e poi contemporaneamente in varie località dell'Emilia-Romagna,Friuli-Venezia Giulia e Veneto, ha iniziato a causare forti disagi connessi con l’invasione estiva delle abitazioni. Lo si può includere tra i così detti “infestanti minori” o “aesthetic pests“, empirico raggruppamento che comprende specie innocue che vivono all’aperto, per lo più in aree verdi, e che occasionalmente possono invadere le abitazioni attratte da condizioni microclimatiche più favorevoli per superare la calura estiva o i rigori invernali. In alcune situazioni, come nel caso della camicetta dell’olmo, le infestazioni di questi animali diventano massicce e si ripetono costantemente negli anni causando sconcerto e timori sia nella popolazione che nelle pubbliche amministrazioni e giustificando l’adozione di provvedimenti di gestione del problema.

Info insetto

Gli adulti sono lunghi 6-7 mm e presentano nella parte dorsale un colore di fondo bruno con aree rosse, i cui disegni caratterizzano due forme (forma melanocephala e forma austera) mentre l’area ventrale è prevalentemente rossa.

Le neanidi (fig. 2b) hanno capo e torace di colore nero e addome rosso intenso mentre le ninfe (fig 2c – 2d), più grandi e con abbozzi alari, hanno capo e torace neri e addome di colore rosso scuro/marrone. L’insetto, in tutti gli stadi, quando è disturbato emette un caratteristico “odore di cimice” che aggrava il ripudio della gente nei suoi riguardi A. melanocephalus compie una sola generazione l’anno e sverna come adulto, trovando rifugio in vari ricoveri rappresentati da anfratti presenti nelle cortecce di svariate latifoglie o, in ambito urbano, negli edifici e nei manufatti.
Gli adulti svernanti riprendono l’attività in primavera (fine marzo), in corrispondenza del periodo di fruttificazione degli olmi e si nutrono sulle samare. Gli accoppiamenti avvengono durante questo stesso periodo e le femmine depongono le uova singolarmente o a piccoli gruppi alla base delle samare (fig. 2a). Alla schiusa fa seguito la comparsa delle neanidi e, a partire dalla seconda metà di maggio, cominciano a comparire le ninfe. Le forme giovanili sono in grado di svilupparsi anche nutrendosi dalle samare secche cadute a terra. I nuovi adulti iniziano a comparire dalla fine di maggio.
A partire dall’inizio di giugno vengono osservati i primi voli verso abitazioni o altri edifici, di solito non troppo lontano dai siti di sviluppo, nei quali tendono ad aggregarsi per una sorta di “estivazione”. Una parte minoritaria della popolazione trascorre i mesi estivi allo stadio di ninfa per divenire adulta tra agosto e settembre.

Storia

Affermare che fino al 2001 A. melanocephalus fosse un’entità pressoché sconosciuta non è totalmente esatto. Infatti, nel nord Italia, popolazioni consistenti di questo eterottero tali da dare luogo a molestie furono segnalate già nella seconda metà dell’Ottocento ed essendo menzionato in diverse note naturalistiche dell’epoca si presume che l’insetto fosse comune fino ai primi decenni del Novecento.
Inoltre, gli esemplari del ligeide conservati nella collezione entomologica del DiSTA (ex Istituto di Entomologia “G. Grandi) dell’Università di Bologna sono frutto di raccolte avvenute nel territorio emiliano tra la fine dell’Ottocento ed il primo dopoguerra.
L’imponente gradazione degli ultimi anni è stata preceduta da episodi occasionali negli anni ’90, come risulta dalle numerose testimonianze raccolte presso la popolazione e da alcune note presenti nell’archivio delle determinazioni entomologiche del Servizio Fitosanitario Regionale (allora Osservatorio delle malattie delle piante). Risulta alquanto difficoltoso dare spiegazione delle improvvise pullulazioni o del manifestarsi di anomali comportamenti di alcune specie in quanto i fattori che regolano lo sviluppo delle popolazioni degli insetti sono sempre molteplici e reciprocamente interagenti.
Anche l’eccezionale sviluppo delle popolazioni di A. melanocephalus degli ultimi anni non è di facile comprensione e verosimilmente va interpretato come il risultato della combinazione di vari aspetti climatico-ambientali favorevoli all’insetto e di fattori naturali di limitazione che, al momento, pare non siano efficaci.
Trattandosi di un fitomizo legato all’olmo, le fluttuazioni delle popolazioni del ligeide sono innanzitutto da porre in relazione alle vicende storiche che hanno riguardato la pianta ospite: infatti, comune fino all’inizio del Novecento, A. melanocephalus è divenuto un insetto raro a seguito della pressoché totale scomparsa degli esemplari arborei delle specie autoctone di olmo (Ulmus minor e Ulmus glabra) che si è verificata, a partire dal secondo dopoguerra, a causa dall’avvento della grafiosi e, in secondo luogo, della progressiva eliminazione di siepi e “piantate” (filari alberati utilizzati come tutori vivi delle piante di vite) imposta dalla modernizzazione delle tecniche colturali.
Il rinnovato interesse nei confronti dell’insetto fa seguito ad una ripresa delle popolazioni dell’olmo: infatti, seppur largamente rappresentato da specie alloctone appositamente introdotte in quanto resistenti alla grafiosi, oppure da ibridi tra le specie autoctone e quelle alloctone che mantengono una certa tolleranza nei confronti della malattia, Ulmus spp. è ritornato ad essere un elemento importante del paesaggio emiliano.
Le anomalie climatiche che hanno caratterizzato le ultime annate, con particolare riferimento ai picchi termici registrati nei mesi estivi, potrebbero aver giocato un ruolo importante nel favorire le popolazioni dell’insetto e ad alterarne il comportamento. Infatti, pur comprendendo le difficoltà nell’interpretare e dar prova del ruolo del clima come fattore di cambiamento nella biologia degli organismi è stata evidenziata la correlazione positiva tra l’andamento delle temperature estive e l’entità del fenomeno delle intrusioni di adulti della cimicetta nelle abitazioni.
Inoltre, recenti studi di laboratorio dimostrano l’intolleranza della specie verso le alte temperature e suggeriscono che l’intrusione degli insetti nelle abitazioni possa rappresentare una strategia comportamentale per sfuggire alla calura estiva. Trattandosi di un insetto da tempo presente nell’ambiente, A melanochephalus deve necessariamente presentare fattori biotici in grado di limitare efficacemente le sue popolazioni. La ripresa dell’efficacia di tali fattori naturali di controllo comporterà un ridimensionamento del fenomeno.

Controllo

L’invasione stagionale delle abitazioni da parte delle cimicette è un fenomeno con cui bisogna imparare a convivere, con la consapevolezza che i fastidiosi e maleodoranti insetti sono innocui mentre gli insetticidi, a cui troppo spesso si ricorre in modo spensierato (soprattutto dentro le abitazioni), comportano ripercussioni negative sia sull’ambiente che sulla salute pubblica.
A livello domestico, le zanzariere e le bande adesive installate in porte e finestre non sono sufficienti ad evitare l’ingresso degli insetti nelle abitazioni ma tuttavia rappresentano una prima barriere che ne agevola l’eliminazione con l’aspirapolvere: tale operazione, detestata perché da ripetere più volte nell’arco della giornata, ha la stessa efficacia e presenta le stesse difficoltà operative della più apprezzata disinfestazione condotta con le comuni bombolette spray, con la differenza, non trascurabile, di essere innocua!
Questa lotta meccanica è particolarmente efficace in presenza di infestazioni contenute oppure a completamento delle disinfestazioni mirate condotte alle piante di olmo. Questi trattamenti, effettuati nel momento in cui sono presenti le forme giovanili dell’insetto (più vulnerabili e meno mobili degli adulti), devono essere preceduti dal censimento di tutti gli olmi, pubblici e privati, presenti nel sito e da campionamenti volti a seguire lo sviluppo annuale delle popolazioni dell’insetto (monitoraggio indispensabile per giustificare l’intervento ed individuare il momento migliore in cui posizionarlo). Va sottolineato che le strategie di gestione (interventi territoriali abbinati alla lotta meccanica nelle abitazioni) non estinguono completamente il problema ma mirano a contenerlo entro livelli tollerabili. Varie esperienze dimostrano che i trattamenti agli olmi eseguiti a fine inverno sono inutili perché gli insetti non sono presenti nelle piante, mentre forniscono risultati modesti quelli condotti contro gli adulti in accoppiamento oppure in piena estate, dove gran parte della popolazione della cimice è dispersa nell’ambiente. Inoltre, in annate particolarmente favorevoli allo sviluppo delle popolazioni dell’insetto o in siti dove sono presenti difficoltà operative (come olmi male o non accessibili perché inclusi in consistenti macchie verdi o protetti da edifici o infrastrutture) qualsiasi provvedimento attuato ha risultati scarsi.
Le potature di alleggerimento della chioma degli olmi, da effettuarsi con tempistica e modalità corrette, possono leggermente ridurre la densità di popolazione dell’insetto e migliorare la distribuzione dei trattamenti insetticidi, ma limitano la loro attività alla sola annata in cui vengono condotte.
E’ assolutamente da scoraggiare qualsiasi forma di accanimento nei confronti degli olmi, dalle potature esasperate che favoriscono le infezioni di patogeni (con particolare riferimento, nell’olmo, alla grafiosi), all’abbattimento delle piante: non va dimenticato che il rispetto degli olmi, oltre a tutelare un patrimonio ambientale e paesaggistico del nostro territorio, favorisce il ripristino dell’equilibrio naturale tra cimicetta e suoi nemici naturali.

Possibili confusioni

Nei pressi delle abitazioni possono essere presenti altri eterotteri ligeidi che, per dimensioni e colorazione (fondo nero-bruno con aree e disegni rossi più o meno estesi), ad un’osservazione superficiale possono essere confusi con A. melanocephalus:
  • Oxycarenus lavaterae Vive su Malvacee (es. malva e ibisco) e, a fine estate, gli adulti si portano sui tronchi di piante arboree, soprattutto tiglio dove costituiscono ammassi vistosi. L’insetto non invade le abitazioni e, nutrendosi di semi, è innocuo per le piante ospiti.
  • Arocatus longiceps E’ una specie congenere della cimicetta dell’olmo e, pertanto, molto simile sia nell’aspetto che nella biologia. Ha come pianta ospite il platano. A differenza di A. melanocephalus non abbandona la pianta ospite e quindi non invade gli edifici.
  • Pyrrhocoris apterus e Lygeus equestris Si tratta di specie ubiquitarie frequenti nei pressi delle abitazioni dove, tuttavia, non causano disagi.

 

 

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