Fin dall’antichità il legno è stato utilizzato dall’uomo per la sua ampia reperibilità e la sua facilità di lavorazione. La sua conservazione nei siti archeologici è alquanto rara perché il legno, essendo una sostanza organica, è soggetto ad un rapido degrado e al disfacimento per opera di batteri e microrganismi; solo in determinate condizioni di giacitura esso può conservarsi per millenni, mantenendo pressoché inalterato il suo aspetto.
In particolare, i materiali lignei si conservano prevalentemente in ambienti umidi, come i livelli sommersi dalla falda freatica o in ambienti creati dall’uomo in cui l’acqua è presente permanentemente, come pozzi, buche, fossati, canali, cisterne, latrine, ecc.

 

Il settore si occupa del recupero di strutture e manufatti lignei, anche di notevoli dimensioni, utilizzando particolari strategie e appropriate metodologie in funzione dei reperti, delle loro dimensioni e dello stato di conservazione.

 

Considerando la fragilità e la deperibilità dei manufatti lignei, gli operatori provvedono già dalle prime fasi di scavo ad un immediato intervento conservativo in apposite vasche di conservazione. Prima di sottoporre i reperti al restauro, i materiali vengono lavati, fotografati, misurati, disegnati, pesati e campionati per le analisi xilologiche. Terminate queste operazioni i manufatti vengono consolidati seguendo le metodologie più appropriate a seconda delle caratteristiche specifiche e tecniche del legno.

 

 

 

 

 

 

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