I ceratopogonidi sono ditteri nematoceri ematofagi dalle dimensioni molto ridotte (l’adulto non supera infatti i 4 mm di lunghezza) con attività prevalentemente diurna.

L’habitat larvale è vario a seconda dellespecie: larve acquatiche che vivono in corrispondenza di acque correnti, sorgenti, dolci o salmastre (sul fango, tra le piante acquatiche, attaccate ai corpi galleggianti), larve semiacquatiche che frequentano luoghi con materiale organico più o meno deliquescente (cavi di alberi morti, resine delle conifere, radici di piante erbacee, foglie marciscenti, torbiere, vegetali putriscenti in genere, letamai, escrementi e formicai) ed infine larve terricole che vivono per esempio tra la sabbia.

Gli adulti presentano un corpo alquanto tozzo, con ali tenute sovrapposte l’una sull’altra orizzontali sul corpo, allo stato di riposo. Le ali sono provviste di poche nervature, con macchie chiare a differente disposizione e dimensione (nel caso dei generi Culicoides, o ricoperte di una folta peluria (Gen. Forcypomyia). Le femmine sono note per la loro aggressività nei confronti dell’uomo e degli animali, le sostanze anticoagulanti inoculate attraverso le loro punture, possono provocare gravi reazioni allergiche. I ceratopogonidi si suddividono in 4 sottofamiglie: Leptoconopinae, Ceratopogoninae, Forcipomyiinae e Dasyheleinae, tra queste solamente le prime tre includono generi ematofagi. In Italia sono presenti individui appartenenti a tutte e 4 le sottofamiglie.

Dal punto di vista medico-veterinario in Italia i più pericolosi sono i Culicoides (Sottofam. Ceratopogoninae).

I Leptoconops (Sottofam. Leptoconopinae) sono insetti di colore scuro le cui femmine, ematofaghe assalgono di giorno l’uomo e gli animali creando un disturbo spesso grave. Le forme larvali di questi Ditteri si sviluppano nel terreno in aree umide costiere, lagunari o paludose e in prossimità dei fiumi. Gli adulti sfarfallano dalle crepe del terreno e hanno uno spostamento attivo limitato, la diffusione è perlopiù passiva attraverso il vento.

 

Coluzzi (1967) riporta la descrizione di Giovanni Noè (1907) dell’attacco subito da parte di questi insetti. “Ad un tratto, non mi ero allontanato ancora cento passi dal casello, una vera nuvola come nebbia tenue, quasi trasparente, mi avvolge ed ancora non mi ero rimesso dallo stupore che centinaia di trafitture strazianti mi arrestarono di botto e mi fanno pensare ai casi miei. Fu un attimo, ma mi parve un secolo e mi sembrava di impazzire all’atroce spasimo. Mi agitai come un ossesso, strofinando le mani l’una contro l’altra e sulla faccia, mi sventolai col fazzoletto, fatica inutile…. ……..”

 

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