Sono ditteri nematoceri, ematofagi (ornitofili e mammofili), con un corpo che presenta dimensioni che variano da 1,5 a 4,5 mm.
Morfologicamente sono molto simili ai ditteri brachiceri, per intenderci il sottordine che comprende le mosche, in quanto presentano un corpo abbastanza tozzo con un capo molto simile a quest’ultime. Vengono anche detti “black flies” (mosche nere) per la colorazione nera delle zampe nei maschi. In generale, la colorazione del corpo varia da un grigio, grigio-bruno al nero, hanno inoltre occhi rossi. Presentano mandibole molto appuntite e finemente seghettate, con le quali riescono ad incidere la pelle dell’ospite per poter suggere il sangue. Il ciclo biologico si compone di due fasi, quella acquatica per quanto riguarda lo stadio larvale e quella aerea per gli stadi immaginali.
Ciascuna femmina può produrre circa 200-600 uova che schiudono dopo circa 3-4 giorni dalla deposizione (in alcune specie, possono ibernare o estivare nel terreno). La deposizione avviene in acque correnti, torrenti o fiumi e le larve che nascono, presentano due speciali organi adesivi (uno addominale e uno toracico) che permettono l’adesione alle pietre, rocce, piante acquatiche o anche insetti e crostacei acquatici. Possono venire trascinate dalla corrente per diversi km prima di ancorarsi o addirittura compiere degli spostamenti tramite appunto queste due ventose. Il ciclo larvale dura in media una settimana, ma può durare anche diversi mesi in aree temperate ove rappresenta quindi uno stadio di svernamento. La stadio pupale dura circa 2-6 giorni, dopodiché sfarfalla l’individuo adulto. Il fenomeno della dispersione che si osserva allo stadio larvale, si verifica anche durante la vita dell’adulto, il quale sfrutta ampiamente le correnti aeree per compiere spostamenti anche di decine di km e addirittura anche in quota, può infatti accadere che individui presenti in collina si siano in realtà sviluppati in torrenti o fiumi presenti nelle valli sottostanti, riuscendo così a spostarsi fino ai 2000 m di quota.

 

Gli habitat preferenziali degli adulti sono luoghi con elevato tasso di umidità, ovvero sotto alle cortecce degli alberi, tra il fogliame di pioppi, salici o anche edera, piuttosto che tra la bassa vegetazione (prati). Il tipo di habitat è comunque correlato a quello dei loro ospiti. Per esempio, specie ornitofile di uccelli acquatici, stazionano tra le piante presenti lungo le rive di stagni e paludi o nei boschi se si tratta di uccelli arboricoli. In altri casi ancora, trovano riparo tra le crepe presenti nel terreno di pascoli per bovini, equini ed ovini. In generale, pare che comunque i simulidi non abbiano abitudini trofiche strettamente specializzate, una stessa specie può infatti pungere indistintamente bovini, ovini, equini, e l’uomo. Pungono preferibilmente al tramonto o alle prime luci del giorno. La famiglia dei simulidi si divide in due sottofamiglie: Prosimulinae e Simulinae. Alla prima appartengono i generi Prosimulium ed Urosimulium, mentre alla sottofamiglia dei Simulinae appartengono i generi Cnephiini, Eusimuliini, Whilelmiini e Simuliini.

In Italia sono presenti tutti i generi sopraccitati.

Dal punto di vista sanitario, sono vettori di parassiti appartenenti al genere Onchocerca in grado di causare una particolare forma di filariosi che può condurre un individuo alla cecità (vedi ad esempio in Africa).

Per quanto riguarda il nostro paese, non essendoci l’agente patogeno, non sono pericolosi da questo punto di vista, ma le loro punture possono dar origine a fenomeni allergici a volte anche molto elevati, in grado di provocare edemi, febbri e cefalee. Per quanto riguarda invece l’aspetto veterinario, possono causare la morte di animali domestici e selvatici a causa non solo dell’eccessiva quantità di sostanze anticoagulanti irritanti inoculate attraverso la puntura, ma anche per la trasmissione di parassiti. Tra le malattie che possono infatti trasmettere, ricordiamo protozoi nel campo aviare ma soprattutto filariosi a danno di bovini e suini. Attaccano gli animali nelle zone più delicate (orecchie, occhi, mammelle, apparato genitale, naso e ano), provocando lacerazioni che possono attirare anche altri ditteri come per esempio le mosche, che infettano ancora di più la ferita con il passaggio di altri germi patogeni (virus e batteri). L’animale così colpito, comincia una lenta debilitazione con una sempre più scarsa produzione di latte e nella peggiore delle ipotesi morte per arresto cardiaco. Il vettore responsabile della trasmissione di queste filarie appartiene al genere Whilelmia. Altri simulidi pericolosi in quanto sono soliti attaccare in massa gli animali al pascolo ( bovini, equini, ovini e caprini), sono gli adulti appartenenti al gruppo Reptans (sottogenere Simuliini). Quest’ultimo fenomeno è soprattutto frequente nelle regioni artiche e danubiane, qualche caso è stato osservato anche in Trentino.

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