Le zecche sono Artropodi (non sono insetti ma grossi Acari) parassiti esterni obbligati di numerosi animali compreso l’uomo. Sono ematofagi in tutti i loro stadi di sviluppo. Il ciclo comprende 3 stadi larva-ninfa-adulto. Dall’uovo sguscia una larva (che possiede solo 3 paia di zampe) che per svilupparsi nello stadio successivo, quello di ninfa (4 paia di zampe), deve necessariamente fare un pasto di sangue ed ugualmente la ninfa, per passare allo stadio adulto (maschio o femmina), deve assumere altro sangue. Solo i maschi adulti di alcune specie non pungono, mentre tutte le femmine non possono deporre le loro uova se non si cibano.

Le zecche hanno una grande resistenza all’attesa del pasto, mesi ed in alcuni casi anche anni. Gli ospiti su cui si possono cibare sono numerosissimi e spesso non esiste una specificità parassitaria, o meglio pur avendo delle preferenze nella scelta della specie da attaccare (mammiferi, uccelli, rettili, ecc.) hanno una elevata capacità di adattarsi e quindi cibarsi sul primo ospite disponibile. Il loro ruolo patogeno nei confronti degli animali domestici e da reddito, nonché dell’uomo, è molto importante. Molti sono i microrganismi patogeni trasmessi dalle zecche fra protozoi, batteri, rickettsie e virus.

LE FAMIGLIE

Le zecche (sottoclasse Acari, ordine Ixodida) sono suddivise in 2 famiglie: Argasidae (circa 90 specie) ed Ixodidae (circa 680 specie). La differenza morfologica principale fra le due famiglie sono gli scudi chitinizzati, cioè rigidi, che rivestono il corpo di degli Ixodidi mentre mancano negli Argasidi i quali presentano un aspetto esteriore cuoioso. Questa differenza è evidenziata nella terminologia usata comunemente per indicare questi due gruppi, gli Ixodidi vengono infatti chiamati “zecche dure” mentre gli Argasidi “zecche molli”. Le principali differenze nella biologia fra Argasidi è Ixodidi sono sintetizzabili nella scelta degli ospiti in quanto le zecche molli sono in genere parassite di uccelli mentre le zecche dure attaccano mammiferi, uccelli, ecc., e nella modalità di assumere il sangue, le zecche molli (ad eccezione delle larve) in genere effettuano pasti di breve durata (da pochi minuti a qualche ora) mentre le zecche dure possono rimanere infisse con il loro apparato boccale nella cute degli ospiti anche per alcuni giorni. Le zecche dure effettuano solo tre pasti nel corso della loro vita, nel passaggio da uno stadio all’altro ed alla deposizione delle uova; le zecche molli hanno stadi intermedi di ninfa (che possono essere fino a 4) in corrispondenza di ciascuno dei quali effettuano pasti di sangue che si aggiungono a quelli della larva e dell’adulto. Fra le altre differenze si ricorda solo il numero di uova prodotte che negli Argasidi è in genere limitato a non oltre 200, mentre le femmine degli Ixodidi, pur variando a seconda della specie, depongono alcune migliaia di uova, fino a casi eccezionale di 12.000.

LE ZECCHE MOLLI

La zecca molle più nota in Italia è Argas reflexus, la comune zecca del piccione. A.reflexus è nota per le infestazioni riscontrate nei centri storici cittadini ove sono presenti colonie di piccioni che nidificano in sottotetti, torri, edifici abbandonati, campanili, soffitte finestrate, ecc.. Quando le popolazioni di zecche diventano numerose o quando vengono allontanati i volatili le zecche non avendo più disponibilità di ospiti si spostano dai nidi ove naturalmente risiedono e possono entrare all’interno delle sottostanti abitazioni e pungere l’uomo. Sono solifughe ed in genere effettuano il pasto durante le ore notturne quando gli ospiti, compreso l’uomo, dormono. Durante il giorno si rifugiano in anfratti e fessure. Oltre che per i parassiti in grado di trasmettere A.reflexus è nociva in quanto durante il pasto di sangue secerne tossine prodotte dalle ghiandole salivari nocive per l’uomo. L’ipersensibilità dovuta ad aggressioni continue può determinare reazioni, anche anafilattiche, molto gravi per l’uomo.

ZECCHE DURE

A differenza degli Argasidi il dimorfismo sessuale degli Ixodidi è evidente grazie allo scudo dorsale che nei maschi copre tutto il corpo mentre nella femmina solo una piccola parte anteriormente. A questa famiglia appartiene la zecca del cane Rhipicephalus sanguineus. Rh.sanguineus è fortemente legata, soprattutto negli stadi immaturi (larve e ninfe), al cane ed è tipica degli ambienti circoscritti e chiusi in cui l’animale vive; per questo è meno frequente nei cani randagi rispetto a quelli che vengono mantenuti in ambienti recintati. Ma probabilmente la zecca che desta le maggiori preoccupazioni soprattutto nell’Italia del centro e del nord è Ixodes ricinus a volte comunemente chiamata zecca dei boschi o zecca del capriolo.
E’ possibile essere attaccati da questa zecca durante passeggiate ed escursioni in campagna, collina e montagna (più frequente al di sotto di 1000 metri slm). I margini dei boschi, vicino ad arbusti, i bordi dei sentieri sono i luoghi in cui è più facile trovarla mentre è in attesa di compiere il pasto di sangue. Gli stadi immaturi per l’alimentazione sono legati in modo particolare a micromammiferi, mentre gli adulti si cibano soprattutto su grandi animali (caprioli, daini, ecc.). Esistono 2 picchi stagionali in cui si riscontrano popolazioni più consistenti che sono la primavera e la tarda estate, inizio autunno.

In Europa I.ricinus è il vettore di Borrelia burgdorferi, una spirocheta che provoca la cosiddetta Malattia di Lyme. I primi sintomi di questa patologia, che in Italia sembra in aumento, sono a livello della cute, ma poi nel corso dei mesi provoca artriti, problemi cardiaci e neurologici. Particolare preoccupazione riveste anche una encefalite di origine virale (TBE) che questa zecca è in grado di trasmettere.

 

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