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La resistenza di Culex pipiens al diflubenzuron: un fenomeno da cui imparare
Settembre 04, 2026La resistenza agli insetticidi rappresenta una delle principali criticità per la sostenibilità dei programmi di controllo dei vettori. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Insects (https://www.mdpi.com/2075-4450/17/8/877) porta un contributo importante alla conoscenza della resistenza al diflubenzuron (DFB) in Culex pipiens, principale vettore del virus West Nile in Europa. Il nuovo contributo è frutto della storica collaborazione tra il Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università La Sapienza di Roma col Centro Agricoltura Ambiente “G. Nicoli”.
L’Emilia-Romagna rappresenta un’area particolarmente importante per lo studio della resistenza al DFB, un larvicida che è stato ampiamente utilizzato sia per la difesa delle colture a partire dagli anni ’80, sia nei programmi di controllo delle zanzare nocive, fino alla scadenza delle rispettive autorizzazioni all’uso nel 2018 in campo agricolo e nel 2025 nel settore medico veterinario.
La ricerca ha analizzato la distribuzione regionale delle principali mutazioni genetiche associate alla resistenza, concentrandosi sul gene chitin synthase 1 (chs-1), bersaglio molecolare del diflubenzuron. Le analisi genetiche sono state successivamente integrate con tecniche di genomica di popolazione per comprendere quanto siano effettivamente separate o connesse tra loro le popolazioni di Cx. pipiens presenti sul territorio.
Il risultato più significativo è che gli alleli associati alla resistenza non sono distribuiti uniformemente in Emilia-Romagna. Le frequenze delle mutazioni risultano infatti più elevate nelle province centro-orientali rispetto a quelle occidentali, confermando l’esistenza di un vero e proprio hotspot regionale di resistenza. Questo quadro è coerente con le precedenti evidenze ottenute nell’area, dove erano già state individuate mutazioni I1043L, I1043M e I1043F associate alla ridotta suscettibilità al diflubenzuron. Studi precedenti avevano inoltre evidenziato frequenze alleliche molto elevate delle mutazioni resistenti in alcune popolazioni dell’Italia settentrionale.
La genomica di popolazione ha evidenziato che le popolazioni di Cx. pipiens analizzate risultano geneticamente molto omogenee e interconnesse, configurandosi come un ampio pool genetico regionale. In altre parole, la presenza di popolazioni apparentemente separate dal punto di vista geografico non rappresenta necessariamente una barriera alla diffusione degli alleli di resistenza. Il flusso genico può quindi favorire la propagazione delle varianti resistenti anche al di fuori delle aree nelle quali sono state inizialmente selezionate.
Questa evidenza ha conseguenze concrete sulla gestione della lotta larvicida. Non è sufficiente intervenire sulla resistenza soltanto nei Comuni o nelle aree in cui è stata rilevata: la sorveglianza deve essere concepita a scala territoriale più ampia e integrata con le informazioni sulla struttura genetica delle popolazioni.
I risultati suggeriscono quindi la necessità di inserire stabilmente il monitoraggio della resistenza agli insetticidi nei programmi di lotta alle zanzare nocive, affiancando ai tradizionali test fenotipici l’identificazione molecolare degli alleli resistenti. La diagnostica genetica può infatti consentire di individuare precocemente l’aumento della frequenza delle mutazioni, anche prima che la perdita di efficacia del trattamento diventi evidente sul campo.
Lo studio, che verrà proseguito nei prossimi anni, vuole anche verificare i tempi di remissione della resistenza a seguito della sospensione della pressione selettiva dovuta al ritiro del DFB dal mercato.
